**Fertilità e Calo Demografico — Rassegna Stampa 12/10/2026 / 19/10/2026**
Crisi Demografica e Denatalità in Italia
Il drammatico calo delle nascite
L’Italia continua a registrare numeri allarmanti sulla natalità. Nel 2014 nascevano circa 500mila bambini all’anno; nel 2024 sono stati appena 370mila, con una diminuzione del 26%. Allargando lo sguardo al 2008, quando si registrarono circa 576mila nascite, la contrazione supera il 35%. Nel 2025 i nuovi nati sono stati circa 355mila, segnando un ulteriore minimo storico (Torino Cronaca, 18/10/2026). Secondo uno studio presentato dalla Fondazione Agnelli, tra il 2025 e il 2040 l’Italia perderà quasi due milioni di studenti, 94mila classi in meno e 166mila posti per insegnanti. Le regioni del Sud pagheranno il dazio maggiore: la Puglia passerà da 612.523 studenti nel 2025 a 440.680 nel 2040, con un calo del 28,1% (Quotidiano Di Puglia, 18/10/2026).
Fattori economici e sociali alla base della crisi
L’incertezza economica rappresenta un forte freno per i progetti di vita delle giovani coppie. La mancanza di lavoro stabile condiziona il mondo dei giovani: la media di uscita dalla casa dei genitori è salita a 30,2 anni, mentre l’età del primo figlio si è spostata dal 29,6 a 31,9 anni nell’ultimo ventennio (Il Mattino, 18/10/2026).
Le donne che accedono al mondo del lavoro risultano più istruite, con il 33% di laureate rispetto al 19% degli uomini, ma lavorano meno: 53,3% rispetto al 66,3% maschile. Inoltre, hanno lavori meno stabili con contratti part-time (28,8%) e contratti a tempo determinato (15,3%) (Il Mattino, 18/10/2026).
Secondo l’analista Lina Lucci, già segretario generale Cisl Campania, “la globalizzazione delle economie ha commesso l’errore della competitività dei mercati che se non governati creano un default di diversi sistemi che si ripercuotono sulla società, con riflessi sul reddito salariale” (Il Mattino, 18/10/2026).
Le conseguenze demografiche
Se le nascite diminuiscono, contemporaneamente aumenta il peso della popolazione anziana. Oggi gli over 65 rappresentano il 25% degli italiani, vale a dire una persona su quattro. Secondo le proiezioni presentate al Forum della Famiglia, nel 2050 potrebbero arrivare al 35%, mentre la quota di bambini e ragazzi fino a 14 anni potrebbe scendere all’11%. Il rapporto tra generazioni rende ancora più evidente lo squilibrio: oggi in Italia ci sono 216 anziani ogni 100 giovanissimi; nel 2050 potrebbero diventare 339 (Torino Cronaca, 18/10/2026).
In Campania, tradizionalmente tra le regioni più prolifiche, il tasso delle nascite è sceso del 16% negli ultimi dieci anni (Il Mattino, 17/10/2026).
Forum della Famiglia e della Natalità a Napoli
Chiamata alla responsabilità condivisa
A Napoli si è svolto il Forum della Famiglia e della Natalità alla Mostra d’Oltremare, nell’ambito di TuttoSposi. Annamaria Bernardini de Pace, avvocato e presidente onorario dell’evento, ha sottolineato: “Se vogliamo contrastare la denatalità e contribuire a dare un futuro all’Italia, dovremmo recuperare il concetto di dovere più che quello di diritto. Considerare la natalità come un dovere e non solo come un diritto egoistico di cui ci ricordiamo a trenta, trentacinque anni” (Il Mattino, 17/10/2026).
Ha inoltre aggiunto: “Le donne devono imparare a ragionare non contro gli uomini ma con gli uomini” e “le giovani mamme si devono fare aiutare dai papà e non escluderli, perché la genitorialità di una coppia prevede per un bambino due genitori” (Il Mattino, 18/10/2026).
Stili di vita e salute riproduttiva
Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha introdotto il tema della salute riproduttiva e dell’influenza degli stili di vita: “Per avere dei figli sani bisogna avere dei genitori sani”. Secondo uno studio interno al Forum, il calo della fecondità sembra essere legato anche agli stili di vita che conducono i giovani (Tele Radio News, 17/10/2026).
Richiesta di intervento politico
Gli esperti hanno evidenziato la “grande assenza della politica”. Le famiglie quando si formano hanno necessità fondamentali: la casa, il lavoro e i supporti del welfare istituzionale. Senza un percorso lavorativo è difficile affrontare il progetto di vita genitoriale (Il Mattino, 18/10/2026).
Spopolamento dei Piccoli Centri
La crisi nei comuni minori
Nei piccoli centri del cremonese cresce lo spopolamento. Degli oltre 355mila abitanti della provincia, circa la metà continua a concentrarsi nei tre centri principali: il capoluogo sfiora i 71.100 residenti, seguito da Crema a quota 34.147 e Casalmaggiore con poco più di 15mila. Tuttavia, 72 comuni vedono diminuire la loro popolazione (Oglio Po News, 18/10/2026).
La flessione più marcata si registra a Motta Baluffi, che perde oltre il 13% della popolazione, seguita da Tornata, Pessina Cremonese, Isola Dovarese e Stagno Lombardo. I comuni maggiori perdono più abitanti in termini assoluti: Cremona (-1181 residenti, circa 1,6%), Casalmaggiore (-268, -1,7%), Crema (-221, -0,6%) e Pizzighettone (-151, -2,4%) (Cremonaoggi It, 18/10/2026).
Roberto Mariani, presidente della Provincia di Cremona, ha sottolineato: “Uno spopolamento preoccupante che deve portare a dei necessari ragionamenti. Ad un ripensamento anche di quello che è dal mio punto di vista un’assenza di politiche dedicate, anche a livello nazionale” (Oglio Po News, 18/10/2026).
Le aree interne della Puglia
In Irpinia, gli ultimi dati registrano 15.300 persone in meno negli ultimi cinque anni. Virgilio Caivano, Portavoce e Presidente del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni Italiani, ha dichiarato: “Lo spopolamento, i flussi migratori non è un tema che riguarda solo le aree interne italiane o irpine, ma ha una dimensione globale”. Ha inoltre notato che “la situazione è addirittura peggiorata” dopo quattro anni di PNRR, che avrebbe dovuto favorire la coesione sociale e il riequilibrio territoriale (Corriere Dell’irpinia, 18/10/2026).
Strategie di “restanza”
In Sicilia, a Modica, si è svolto il convegno “RESTANZA. Giovani, lavoro e nuove professioni per non lasciare la Sicilia”, promosso da Consumerismo No Profit e ASSIUM. I risultati hanno evidenziato che per i giovani siciliani il lavoro c’è, ma quello stabile è molto più raro. La sindaca Maria Monisteri ha illustrato misure quali l’aumento dei posti negli asili nido e la riqualificazione dell’area artigianale (Nuovo Sud, 18/10/2026).
Giovanni Riccobono di Consumerismo ha sottolineato: “Quando un territorio si svuota, i servizi peggiorano e costano di più per chi resta. Lo spopolamento non è solo un problema demografico, è un problema di diritti”. Ha citato le stime della SVIMEZ sul costo della fuga dei laureati dal Sud: una media di 6,8 miliardi di euro l’anno negli ultimi cinque anni (Quotidiano Di Ragusa, 18/10/2026).
Investimenti in Politiche Familiari
Nuovi poli per l’infanzia
A Almenno San Bartolomeo è stato inaugurato il nuovo Polo per l’Infanzia comunale, primo realizzato totalmente ex novo in Bergamasca. L’edificio, con una superficie di circa 1.700 mq, potrà ospitare fino a 200 bambini. L’investimento è stato di circa 6 milioni di euro, in larga parte coperto da contributi a fondo perduto dell’Unione Europea, del Ministero e della Provincia di Bergamo (Bergamonews, 18/10/2026).
Il Sindaco Alessandro Frigeni ha definito l’opera “una vera e propria misura attiva di politica familiare pensata per contrastare il preoccupante fenomeno della denatalità” (Bergamonews, 18/10/2026).
Posti negli asili nido
A Macerata, l’amministrazione comunale ha approvato l’ampliamento dei servizi alla prima infanzia mediante convenzioni con nidi e centri per l’infanzia privati. L’assessore Lorella Benedetti ha sottolineato: “È un provvedimento con il quale cerchiamo di rispondere al meglio alle esigenze delle famiglie, e che ci porta sostanzialmente a raggiungere l’obiettivo europeo, cioè garantire posti in asilo nido per almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni” (Tutte Le Ultime Notizie, 18/10/2026).
A Osnago, il Piano per il Diritto allo Studio per l’anno scolastico 2026/2027 mobilita risorse ordinarie per quasi mezzo milione di euro. La tenuta delle iscrizioni nel Meratese ha consentito all’istituto comprensivo di confermare la formazione di due classi prime alla scuola primaria, risultato in controtendenza rispetto alla contrazione nazionale (Merate Online, 18/10/2026).
Innovazioni e Soluzioni Alternative
Social freezing: il congelamento degli ovuli
La pratica del “social freezing” sta entrando nell’agenda politica italiana. Nel 2025, l’Italia ha registrato il nuovo minimo storico di nascite: circa 355mila bambini, un calo del 3,9% rispetto al 2024. L’età media al primo parto continua a salire, sfiorando i 32 anni. L’ingresso tardivo nel mondo del lavoro, la precarietà occupazionale, la mancanza di garanzie abitative e il costo della vita in aumento spingono molte donne a posticipare la decisione di avere figli (Panorama It, 18/10/2026).
Il congelamento degli ovuli rappresenta una risposta alle limitazioni biologiche: a 28 anni la probabilità di ottenere un ovocita in grado di generare un bimbo sano è di oltre il 70%, a 35 tra il 50 e il 60%, per le over 40 la quota cala a circa il 20% (Panorama It, 18/10/2026).
Politiche Internazionali
La strategia russa per incentivare la natalità
In Russia il governo di Vladimir Putin ha presentato una proposta di legge per trasformare le famiglie numerose in un modello da imitare: se nelle pubblicità compare una famiglia con figli, i bambini dovranno essere almeno tre. Il provvedimento potrebbe entrare in vigore il 1° marzo 2027. La proposta interviene sulla normativa in materia di pubblicità, richiedendo che le campagne di pubblicità sociale commissionate da organismi statali e amministrazioni locali mostrino nuclei familiari con almeno tre figli (Open, 17/10/2026).